sono una terribile, una pessima borghese

Sono una terribile, una pessima borghese. Le tre matrone, zoccolo duro del valore piccolo-borghese si scambiano informazioni e aggiornamenti su di me, nonostante io sia per loro un soggetto completamente ignoto e inconoscibile, ne sono sicura. Mi sento male. Le tre terribili matrone danno ognuna la loro versione su me e infine ne creano una congiunta: e i loro giudizi calano spietati. Non sento il loro verdetto, ma lo avverto nelle carni.

Sono una terribile, una pessima piccolo borghese, un fallimento di figlia femmina.

  Tanto per cominciare ho la testa matta e sono strana. Sono al margine e mi ci tengo, non per pia modestia, quanto per irriducibile stravaganza. E forse non c’è peccato peggiore, più irriverente di questo eccesso di superbia. Ma io non lo faccio apposta. è irrefrenabile, sembro fatta di una materia diversa, non posso controllarmi. Non si è mai sicuri di controllarmi anima e cuore, di aver compreso e poter domare quello che penso, le macchinazioni che nutro in me -che io celo con gelosia. “Chi avrebbe mai pensato che in quella testolina ci fossero così tantì pensieri”, ha detto con meraviglia mia zia, l’estate scorsa, quando dopo un anno di silenzio avevo improvvisamente provato a far trapelare i miei progetti, i miei desideri, i miei dolori, comunicando alla famiglia, a due mesi dall’evento, di aver rotto definitivamente con Seba.  Mia zia è un’ingenua, l’aveva detto con meraviglia, quasi con tenerezza. Le tre matrone  invece sono scaltre e subodorano, anzi hanno sempre saputo, cosa vi sia veramente in quella testolina. In quella pericolosissima testolina.Quel che c’è lo tengo ben protetto, custodito. Eppure, anche quel poco che trapela -che non è che un’irrisoria percentuale- fa sbalordire, scuotere la testa e ritrarre le matrone e quelli della loro specie perchè è sempre beffardo, assurdo e il più delle volte incomprensibile oppure ha una potenza che a loro sembra solo uno spreco folle di energia. In più il mio costante anelito all’indipendenza da ogni vincolo e coercizione -che il più delle volte resta solo un anelito- è visto con estrema diffidenza.

  Secondo: per me tra le persone non vi è alcuna differenza costitutiva. Ma veramente: ce l’ho scritto nel profondo dell’ossatura (non come tanti che blaterano dottrine di uguaglianza e poi sono più classisti degli altri. E più fascisti dei fascisti, più dispotici di tutti). Non sono classista nemmeno se mi ci metto per far contenta mia nonna e il mio Superio. Peccato gravissimo. Così dissimulo e celo, faccio opera di astrazione: mi metto super partes, analizzo. Divento trasparente. Faccio l’antropologa da sempre, in sostanza. E’ irrilevante dove sei nato e da chi, se tuo padre fa l’ingegnere e la tua trisavola di Aci Reale era figlia di Baroni, se tuo nonno faceva il ladro o tua madre la sindacalista, se hai due lauree o nessuna, se sei ateo o ciellino o se balli e canti a Krishna, se fai il macellaio o il dottore (ecco però devo dire vi è una sola eccezione, credo: per i becchini. Non potrei sopportare l’idea di un becchino, in nessuna salsa. Se, appena averlo trovato, scoprissi che il mio Principe Filippo di mestiere traffica con i morti, ecco, scenderei immediatamente dalla sella). Io sono pronta a guardarti come ad una Persona, a lasciarti libertà infinita, e il mio sguardo su di te è totalmente immacolato. La mia fiducia in te totale, almeno all’inizio. Giuro. E’ così: mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Perchè il classismo è uno dei comandamenti introiettati, se hai ricevuto ricevuto un’educazione piccolo-borghese. Il tuo Superio è cresciuto con quello: se trasgredisci ti redarguisce, ti fa sentire piena di vergogna per le tue idee irriducibili e utopistiche. Ti fa sentire cogliona, persino, e immorale, persino. Ti dice che dovresti stare attaccato alla realtà, alle cose come sono. Ti distrugge di colpe e tu ti vergogni, ti vergogni come un verme, non tanto perché “stai con chi è meno di te” (perché lo sai che sono puttanate), ma perché hai trasgredito al Comandamento Ancestrale, commettendo una colpa che ti fa diventare immondo -e ti sembra di strisciare. Purtroppo, per me queste cose di classe, di nascita, di razzismo camuffato da campanilismo, non contano. La mia mente si ribella, il mio cuore non le considera. Non ci bado assolutamente. E se qualche volta ci bado, è solo per obbedienza. Perché sono stanca: e cedo. Perché devo fare la brava ragazza borghese.

  Terzo: non faccio mai sfoggio di me e della mia posizione economica e sociale, che a detta di molti è invidiabile, ma che io non ho mai recepito come tale. Per me queste cose sono del tutto irrilevanti, forse perché ne ho goduto dei benefici in maniera del tutto automatica. Non sputo nel piatto in cui mangio, figuriamoci: però me la rido quando gli uomini credendo in tal modo di conquistarmi si mettono a farmi la ruota di pavone e a ogni penna ci appuntano una macchina, una casa, un viaggio. Li sto a sentire, quieta: un pò mi rincuorano, soddisfano le pretese del Superio, mi danno l’impressione che potrei diventare una borghese migliore, smetterla di essere l’afflizione di mia nonna e di tutti, oggetto di generale ludibrio per la mia scellerata incongruenza. Ma presto divento estremamente diffidente nei confronti di persone così, mi ritraggo, mai e poi mai mi lascerei guardare, né tantomeno prendere.

“Sei la figlia di un ingegnere, insomma!”; “Abbiamo più di loro”; “Abbiamo tante cose, eh”.

Sì, mio padre è un ingegnere di successo, ma loro non sanno niente di lui. Tutta questa gente non sa niente di lui, e anche mia nonna ne è ben lontana, piccolo borghese fin nel midollo com’è. A loro non serve sapere molto: a loro basta che sia un libero professionista del mattone ed eserciti entro mura di sua proprietà. Non sanno che è coltissimo, geniale, stimato e richiesto. Non sanno che ha una biblioteca poderosa raccolta nel corso delle sue due lauree e degli innumerevoli corsi di aggiornamento, e in continua crescita. Per loro è solo uno che lavora, costruisce, guadagna, può sfoggiare la posizione che ha, e torna a casa tardi la sera  (“è il guaio dei liberi professionisti, la croce di chi non ha orario! La sera non sai mai quando metter su la pasta, e il risotto si fa colla!”). Lui pensa, crea, decide, coordina, tratta con le persone: usa tutta la sua intelligenza, tutta la sua sensibilità per farlo, e nel corso degli anni si è trovato alle prese con incarichi sempre più interessanti. Loro non lo sanno perché lui, che è un borghese molto imperfetto, non ha mai occasione di dirlo o di mostrarlo. Forse non vuol dare le perle ai porci e ha ragione.

Sua figlia è venuta fuori con la testa matta e non ha preso la sua strada, come avrebbe fatto chiunque, tra le persone di buonsenso. Prendi la Strada del Padre. E arriviamo all quarto comandamento trasgredito. Avrei dovuto fare l’ingengnera senza esitazione. “Ma quali fole, ma quali filosofie, ma quali parole! Vizi, le parole! Giochi di bambini! Sì va be la storia, ma quando inizi a fare sul serio?! Bella, tu non inizi più. Tu sei fuori. Ma insomma che lavoro farà la Giada? Chiunque avrebbe preso la strada di suo papà, ma lei… lei no! Lei si può permettere di essere idealista! Sognatrice! Di giocare tutta la vita”. Chiunque avrebbe preso la sua strada: ammesso di saperci fare con i numeri. Ammesso di volervi sacrificare le proprie ambizioni e i propri desideri, o non averne.  Ammesso di non avere la repulsione istintiva per le cose calcolabili, nette, precise e poter tentare una conciliazione forzosa. Farlo su me stessa sarebbe significato stravolgermi, diventare un’altra persona, farmi una plastica integrale, un’operazione invasiva e pericolosa. A cui forse non sarei sopravvissuta. Ma per il buonsenso avrei dovuto immolarmi. Si fa così, dopotutto si è sempre fatto così. “Una volta non c’era mica tanta scelta. Se tuo padre faceva il ciabattino, anche tu facevi il ciabattino”. L’ingegnere però è diverso dal ciabattino; ma forse io non avrei fatto nemmeno il ciabattino.  

Prendi la strada del Padre, o perlomeno sposa un ingegnere. Se non sei capace di trovarti un marito ingengere, allora fai il santo piacere di trovartelo almeno dottore (avvocato no, gli avvocati non ci piacciono, sono parolai; industriale possibilmente no, è ricco, sì, ma non ha abbastanza spirito di sacrificio -generalmente proviene dall’alta borghesia, una varietà un pò diversa dalla nostra, troppo epicurei). Questo è il corollario del comandamento precedente,  riservato alle Signorine. Se non vuoi fasciarti il seno e diventare una virago dei cantieri, allora imgegnati a trovar un marito Come si Deve, alla Tua Altezza ma possibilmente un pò più ricco di te; oppure velati il capo, cospargitelo di cenere, e resta tra le mura di casa a curare eternamente i maschi della famiglia.  (Votati integralmente al culto verginale del fallo). “Mi sembra che di alternative te ne diamo”.

Io che vorrei imparare infinitamente, scrivere, raccontare, dipingere, cantare, saltare, far l’amore, amare, sognare, urlare, viaggiare creare amare colorare, io che vorrei espandermi espandermi all’infinito e piovere sulla terra come un acquazzone di colori… io non ci sto tra queste grigie mura ossessive, io non ci sto nel giardino prigione, non farò la domestica dei miei uomini. Io voglio essere protagonista, voglio essere compagna, voglio essere sorella, voglio essere madre, voglio essere amica, voglio essere donna. Voglio essere.

 Se hai in mente altro, “e non  so chi te lo ha messo in mente” bambina matta e degenere, fallo, fallo pure, “fai quello che vuoi come hai sempre fatto”, ma preparati a essere una reietta. “E che? vorresti anche che fossimo contenti? Troppo comodo!”. “E cosa te ne faresti? …ci hai deluso a tal punto! Se ci tenevi tanto alla nostra approvazione, dovevi dar retta!”.

(continua)

non spende i soldi in ammenicoli di status. Se ha la macchina che ha è, credo, per mimetizzarsi e passare inosservato. Come Laura, che mi diceva che se si trucca non è per essere più bella (è già uno splendore), ma per confondersi tra gli altri il più possibile -che è ben diverso dall’adeguarsi (io invece mi trucco perché così a volte mi sembra di essere più bella, però non posseggo nessuno status symbol: spendo molti soldi in frutta e verdura e in fraccate di libri, che non potrei leggere nemmeno in due vite).

con l’aiuto dei santi

30-05
La Dima pensa a voce alta, per cui non sta zitta un secondo. Oggi ha acceso ceri davanti a Santa Rita (la santa dei casi impossibili) e a Sant’Antonio (fa ritrovare le cose perse e anche marito: Sant’Antonio sopra il matrimonio) nella speranza che io faccia giudizio e trovi anche un fidanzato come si deve -secondo i suoi parametri s’intende. Due cose suppongo impossibili anche per i santi specializzati -e forse dopotutto mi va di lusso.

Comunque sono una pessima accompagnatrice di nonne: impaziente, lunatica, poco pettegola e ancor meno salottiera.

(la devozione per i santi è una faccenda affascinante e strana, mi documenterò)

31-05

Il bagnino ventiquattrenne fisicato fa amicizia con mia nonna. Io mi tengo stretta la mia aria ostile (allarmata). Austera come la facciata di una chiesa.

Il portiere di notte è lugubre come un becchino. La platessa alla mugnaia non sa di niente persino per me. La nostra vicina di tavolo sembra proprio Pina Fantozzi.

In realtà oggi sono di buon umore e ho preso anche un bel colore.

Nei tratti di spiaggia libera si vedono piccioni biancastri in crisi di identità. Zampettano incerti verso il mare e sembra un pò si vergognino di non essere gabbiani. Mah…

01-06

Com’è che il mare mi piace e il sole non mi fa più scappare manco fossi un vampiro?!
Com’è che non ho più le visioni canicolari di una volta? quante cose sorprendenti!

Mia nonna è arzilla e allegra, mangia come un lupo e sembra ringiovanita vent’anni, ma non si può convincerla ad avvicinarsi all’acqua, nè a venire in spiaggia sprovvista di golf. La vicina fantozziana è partita; la cuoca oggi s’è meritata i complimenti per il merluzzo alla ligure e il mare splendeva e sorrideva. Io fantastico progetti mirabolanti e viaggi di ispirazione. Sono un pò irrequieta, ma faccio anche abbondantemente la lucertola sul lettino.
Di ritorno da una passeggiata ispirata sulla battigia, mi becca il Bagnino Cristian e si offre di portarmi, domani sera, a Varigotti. Io glisso e sguscio via. Mi chiedo come ho fatto a diventare così pudibonda. Tornerà all’attacco o la mia girata sui tacchi l’avrà dissuaso per sempre? Se torna, gli dirò che senta Cerbero (Cerbero è uno degli altri nomi della Dima). (Che scaricabarile sono).

E se questo poi ci prova pesantemente? Se ci prova pesantemente prendo un taxi.

La notte scorsa ho sognato che c’era una catastrofe, una calamità naturale, e con altri scassinavo le porte di una chiesa per saccheggiarne le provviste: e non era una profanazione, ma una legittima questione di sopravvivenza!

02-06-09
Mia nonna coi bambini piccoli si addolcisce e non sembra più nemmeno lei: qui di bambini piccoli ce n’è a iosa, è un brulichio. La mia piccolissima vicina di ombrellone mi ha coinvolta nella preparazione di frittelle di sabbia, al cioccolato, alla marmellata, al miele.
Ci sono davvero tanti torinesi, e la loro parlata contagia.
Io e la Dima prolunghiamo il soggiorno. Stiamo bene entrambe, lei si rimpinza, io mi abbrustolisco.

Ho evitato tutto il giorno il guardaspiaggia. Ma da lontano ho visto proprio che è un bel figliolo. E poi anche da vicino quando mi ha bloccata, di ritorno dalla mia passeggiata da bersagliere, per raccontarmi un pò delle sue imprese di supereroe (non ho potuto non sogghignare, ma non credo abbia visto). Simpatico, dai. Un bel giovanotto indubbiamente. Che vorrà da una come me? Uno così di sicuro non ha bisogno di seguire il principio “punta in basso e vai sul sicuro” (che fonti autorevoli chiamano anche “teoria della casalinga trascurata”), perché chissà quante belle ragazze vorranno farsi salvare da lui. La compagnia femminile non gli manca certo, a quello lì.
Posso dunque star tranquilla che non avrò bisogno del taxi…!

è più che evidente che da un certo imprecisato punto di queste cronache la prima persona diventa una pura finzione narrativa. Non sono così fessa da impelagarmi ancora nell’autobiografico. Quindi: ogni riferimento a luoghi, persone, parenti, fatti ED OGNI ASSOCIAZIONE FRA ESSI, è del tutto ARBITRARIA, frutto della mia discutibile fantasia. Rappresenta solo una delle centomila altre prospettive possibili ed è manipolata per servire allo scopo, che è il gusto del racconto. Chiedo scusa preventivamente. e’ SOLTANTO UNA VOCE CHE RACCONTA, NON SONO IO -è diverso!